Due o tre cose che so del Piano Scilie


Parlare di Domenico Scilipoti, e male, è cosa piuttosto semplice. E non che abbia fatto del suo meglio per sgravarsi dalla nomea di buffone a colori. L’uomo è mainstream, è un riparo sicuro per blogger e invettive di vario tipo, una generosa messe di materiale da citare e commentare increduli. Esiste, però. È una presenza certificata sul pianeta, qui e adesso. È la maschera idiota sul volto del paggio, è il parafulmine, e senza doverne avere piena contezza siamo certi che il ruolo – e ciò che ne consegue, ma solo il ruolo – è notevolmente apprezzato da chi glielo commissiona, e notevolmente ricambiato. Non ci vuole gesucristo.

La discesa agli inferi di Scilipoti ha conosciuto un digradare impacciato e progressivo, che – per tentativi, nel buio – lo ha accompagnato ancora più in profondo man mano che l’ultima, sempre più plateale, si depositava nella conta anonima dell’attualità quotidiana, invogliandolo a osare e peggiorarsi. Ora, nello scendere, il nostro ha compreso quanto il lavoro di sponda, nel battere e ribattere all’oscenità quotidiana, sia fondamentale a chi ne ha disposto l’affiliazione nella maggioranza: a tua grande cacca rilancio con cacca plateale. A mia cacca plateale pretendo protezione massima. È un equilibrismo.

Io per esempio, che sono abituato a vedere la poesia nei Palazzi e a tenere la bocca aperta  in posa estatica, non riesco a togliermi dalla testa che in qualche modo, presto o tardi, Scilipoti dovrà fare i conti con la fine del sistema di potere politico che lo sostiene, e che ha aiutato a sostenere. E che quindi, volendo – in un solo e definitivo colpo di teatro – affrancarsi da ogni aberrazione precedente, addebitabile al suo periodo berlusconista, dovrà esercitarsi nella più banale e spettacolare delle operazioni. Il tradimento in streaming.

Io per esempio, che sono abituato a vedere la poesia nei Palazzi e a tenere la bocca aperta  in posa estatica, non riesco a togliermi dalla testa che venerdì Scilipoti si alzerà in piedi nel bel mezzo delle dichiarazioni di voto. E gesticolando in quel modo buffo buffo che soltanto lui – furetto – potrebbe descrivere, confiderà a gola aperta che tutto quanto fatto finora, tutto quanto disposto ai suoi, quanto dichiarato o proposto, è stato fatto per il LOL.* Una pingue incudine nel corpo acciaccato della maggioranza che al decimo mese rende all’ospite il colpo ferale covato non senza dolore. “Sì, sì”, un demonio, un banalisimo Jack Nicholson per un riadattamento su pellicola: “solo per il LOAL“.

Che è un’ipotesi. La seconda, Scilipoti tira la corda e fa penare Berlusconi per costringerlo, alla fine, a far entrare nel governo il camerata Saya in cambio dell’ennesimo voto di fiducia. Ma d’altronde è il nemico del popolo che ci siamo scelti e che ci vuoi fare.

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